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Pieno deserto / Caucaso

Difficile imbattersi in qualcosa di più globalizzato delle pompe di benzina. Cambiano le marche, variano gli ottani, mutano le latitudini, ma la sostanza iconografica rimane più o meno la stessa. Che sia Los Angeles, Tokyo, Milano o Beirut, alla fine ci sono le insegne al neon, le auto giapponesi con lo sportellino aperto, magari c’è un chiosco dove bere un caffè, mangiarsi un gelato e comprare un pestilenziale arbre magique. E dunque? E dunque meglio andare nel Caucaso o in Asia Centrale, che lì la faccenda è ben diversa. Già perché in Armenia, Georgia, Kazakistan, Uzbekistan e compagnia bella ai distributori si può trovare la qualsiasi. Un cavallo che pascola, un carrarmato dismesso, una griglia su cui sfrigolano shashlik (il piatto di carne definitivo di tutta l’ex URSS). Oppure non trovare un bel nulla, né il benzinaio e né tantomeno la benzina (più spesso il benzinaio o qualcuno che si finge tale c’è anche, la benzina no). Ogni volta è un’avventura – soprattutto se la pompa è a secco e sei circondato dal deserto -, come più o meno tutto da quelle parti, che è anche la ragione per cui mi piacciono assai, quelle parti. In quasi trent’anni di gite oltre cortina ho collezionato vacanze indimenticabili, incidenti quasi mortali (per il sottoscritto), fidanzamenti (sempre ai danni del cui presente), arresti, truffe, quantità di cassette, cd e dvd tarocchi, un fantasmagorico rally da Milano a Dushanbe, furti, banchetti da scriverci un libro, perquisizioni (non corporali), e molto altro. Insomma, come potrei non essere innamorato di questa dimensione ai confini della realtà, e spesso ben oltre, che ancora oggi abita a Est – parecchio a est – di Berlino?

Foto © Andrea Forlani

Foto © Andrea Forlani

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