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Il capannone della Gressoney Bierfest

22.000 litri di birra a Gressoney

La prima cosa che colpisce è l’atmosfera. Non in senso figurato, non metaforicamente. L’aria nel padiglione della Gressoney Bierfest è calda, densa, fisica. Si sente profumo di birra, carne e crauti. «Nemmeno a Monaco la fila per la birra era così lunga!», una voce strozzata nel tentativo di sovrastare la musica dal vivo e le grida delle migliaia di persone che affollano il padiglione richiama la mia attenzione. Avrà una quarantina d’anni, cappello a punta di feltro in testa, maglietta con un grosso boccale disegnato sul davanti e, come tutti qui intorno, l’aria felice. Non ci siamo mai visti prima, ma iniziamo comunque a parlare. «È la prima volta che vengo, non mi aspettavo…» esita, e con un gesto abbraccia il padiglione «tutto questo». Per me non è la prima volta, ma l’entusiasmo è lo stesso: la Bierfest ti strega. Sarà per la musica, che non importa chi sia a suonare, quando attacca “country road, take me home” sale un boato, sempre. O forse per i continui brindisi con i boccali al cielo. Bisogna percorrere ancora metà della serpentina che porta al bancone, la strada è lunga, ma una volta arrivati lì non c’è margine d’errore. C’è solo un formato possibile: il boccale da litro, niente birre piccole, niente bicchieri di plastica (se non formalmente almeno sostanzialmente). Non è un posto per bevitori alle prime armi. La Bierfest è uno degli eventi che richiama più persone nel paese (che conta 760 abitanti e 170 volontari impegnati nell’organizzazione), non solo dalla Val d’Aosta ma da tutto il nord. I numeri non sono quelli dell’Oktoberfest di Monaco, ma anche qui c’è un po’ di Baviera – anzi, un bel po’. La birra servita (quasi 22.000 litri spillati in 5 giorni) è la Kuhbacher, birra bavarese dal cuore gressonaro che arriva da Kuhbach in un’unica grande cisterna. All’arrivo viene accolta nel piazzale all’ingresso del paese quasi con lo stesso pathos riservato alla statua di San Giovanni Battista, il patrono di Gressoney, che sarebbe quello per cui viene organizzata la festa. Ed è proprio qui che viene allestito il capannone che ospita la Bierfest: ancora una volta, non c’è margine di errore, ti accoglie appena arrivi a Gressoney. La storia di questa birra unisce Baviera e Val d’Aosta. Fondato nel 1839 dal duca di Baviera Maximilian (il padre di Sissi, per intenderci), il birrificio venne acquistato pochi anni dopo da Joseph Anton Beck-Peccoz, walser originario di Gressoney. L’amore per le tradizioni nelle piccole comunità è forte, e in queste occasioni si fa sentire. Tutti, in un modo o nell’altro, sono legati alla festa, che è nata nel 1989 come sagra di paese. Ma “i grandi” non la chiamano Bierfest. Per chiederti se sei già stato a bere una birra o a mangiare un piatto di polenta e salsiccia dicono con più semplicità: sei già stato giù al capannone? Qui si riunisce il paese: c’è il ferramenta, un po’ defilato col suo boccale, i maestri di sci (di ieri) seduti su una panca a brindare, e quelli di oggi a ballare in mezzo alla pista. Chissà che da qualche parte ci sia anche il parroco. Ci si sente parte della comunità, anche se si è solo di passaggio. È il potere di queste feste. O forse quello della birra.

Foto © Andrea Pasqui
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