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Un cortile del centro storico di Agrigento

Dentro Agrigento

Aria che sa di tufo e sole, giardini segreti e pietre calde, una medina, strade intrecciate che ricordano le città arabe e racchiudono storie antiche. Agrigento è una città da vivere senza fretta, per raggiungerne le viscere più intime, dove i turisti non arrivano. Come Rabato, quartiere dove le scalinate odorano di gelsomino e polvere. Un luogo color ocra, case piccole e vie strette: qui, nei cortili, si incontrano bambini con il pallone sottobraccio, pronti a farlo rimbalzare sulle facciate scrostate che avrebbero bisogno di nuova vita. Oppure ci sono giovani con un libro in mano, che leggono nei rari angoli in ombra. Ogni zona del centro storico è un invito a saperne di più. Le edicole votive vuote, per esempio: capita spesso di imbattersi in nicchie ornate ma senza più statue. Una quarantina d’anni fa, il professor Biondi, studioso appassionato, pubblicò un libro dedicato a queste nicchie nelle pareti. Un lavoro minuzioso, con descrizioni accurate e localizzazioni precise. Poche settimane dopo, iniziarono a sparire le statue. I ladri avevano trovato una guida perfetta. Oggi restano dei piccoli altari, ma spesso senza santi. Addentrarsi nel cuore della città è un viaggio nei sensi: il profumo delle arance, il vento tra i vicoli, il rumore dei passi su strade e piazze a tratti non asfaltate. Colpisce, su tutte, piazza Santa Croce: ampia, spoglia, struggente. Qui tre croci ricordano la frana del 1966 e la bellezza ferita di un posto simbolo di Girgenti (così si chiamava fino a quando, nel 1927, Mussolini non le cambiò nome). Agrigento non è solo Valle dei Templi o Scala dei Turchi. È una città autentica, viva, letteraria. Un teatro a cielo aperto da attraversare con lentezza per coglierne i dettagli: panni stesi, scorci improvvisi di mare, vicoli deserti. E silenzi luminosi.

Foto © Monica Porcu

Foto © Monica Porcu

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